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Elogio dell'inutilità multimedialeQuando la nullafacenza incalza, la rete ti dà molti modi di sprecare ulteriormente il tuo tempo |
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26 agosto Essere donna oggi!Lo giuro... volevo pure cominciare a mettere cose serie, o perlomeno farina del mio sacco... Ma di fronte alla scintillante verità non ho resistito! XD 20 giugno Ossessione del momento ...la cosa che più mi sconvolge è che non posso non considerare sexy quello sweet transvestite °_° (e che ha delle gambe invidiabili....da una donna!!!) 16 marzo Liberi Fatali
Ok, non sarà alta cultura....ma personalmente questo filmato lo adoro, così come il videogioco. ma rimane mio primo amore nel campo videoludico...per le risorse del '98 un signor lavoro grafico... 07 febbraio Vecchio scritto- Pioggia a NapoliNapoli, fine Settembre. Via Roma. Passi frettolosi, motori, idrocarburi. E acqua. Tanta, troppa acqua. Eh sì, perché piove che Dio la manda, a goccioloni grandi e pesanti, di quelli che ti esplodono letteralmente addosso mentre cerchi - inutilmente - di ripararti col cappuccio della felpa e contemporaneamente di evitare le pozzanghere oceaniche in cui, due volte su tre, finisci dentro inzaccherandoti i jeans fino alle caviglie. Poiché, ovviamente, piove sempre quando non hai gli anfibi, o almeno l’ombrello o uno straccio di giubbino. E ti ritrovi, da grandissimo coglione, a bestemmiare di tutto di più a causa di uno stupidissimo - e prevedibilissimo - acquazzone e della tua irrimediabile sbadataggine cronica. E mentre corri e cerchi di proteggere dall’acqua il tuo prezioso lettore Cd stringendolo tra petto e felpa, mentre imprechi tra i denti e schivi a stento la gente, come per beffa, ti torna in mente tua madre che dal corridoio ti consiglia di portarti almeno l’ombrello, e di te che, uscendo di casa, le dici che, cacchio, non sei un bambino, puoi perfettamente renderti conto se è il caso oppure no di portartelo, il tempo regge, dai. Infatti… Fortunatamente la Galleria Umberto è già a meno di venti metri, è quasi fatta. Stringi un po’ più forte il lettore, ultimo sprint, virata a sinistra, sei dentro! Ma non riesci a fermarti che scivoli e per poco non cadi all’indietro, riesci miracolosamente a raddrizzarti per poi ritrovarti in rotta di collisione con una vecchietta che scansi con un’evoluzione che l’Uomo Ragno non se la sogna nemmeno. Qualche altro passo scivoloso ad inerzia, e finalmente riesci a fermarti. Sospiro. Finalmente all’asciutto… La Galleria ti avvolge, grande come una cattedrale, ma calda, rumorosa, come una qualsiasi strada di città, è calda di passi e respiri, vibra assieme alla gente che la vive e la fa vivere. Come sempre non puoi fare a meno di imbambolarti a guardare le vetrate, le decorazioni e, più in là, ai quattro angoli della cupola centrale, gli angeli di bronzo; poi gli occhi scendono, ci sono luci, vetrine, gente. Gente che passa, che ti scorre accanto come un fiume gorgogliante di voci e volti, corpi e gesti. Vite che sfilano intorno a te; vite spensierate o indaffarate, frenetiche o tranquille; vite che si incontrano, che si dividono o semplicemente scorrono l’una accanto all’altra indifferenti, ma quasi tutte pulsanti dello stesso sangue, un sangue intenso e passionale, caldo come il sole di Napoli. Ed il petto ti si gonfia di orgoglio al pensiero della tua città, così viva, pulsante, multiforme come la folla che ti scorre intorno; una città poetica e cruda, accogliente e inospitale, fatta di mille contraddizioni che, tuttavia, non fanno altro che aumentarne il fascino. È una città a cui senti di appartenere fin dentro le ossa, una sirena insidiosa ma ammaliante, al cui canto nemmeno Ulisse avrebbe saputo resistere. In poche parole: ti senti assolutamente fiero di essere Napoletano. E ti senti fiero anche del fatto che, nonostante la tua fama di testa vuota, sei capace di ragionamenti così profondi. Ti scrolli un po’ d’acqua di dosso e ti sfili il cappuccio; tiri fuori il lettore: liscio, lucido, ci sono solo le impronte della tua mano sudaticcia. È salvo. Cancelli le ditate alla bell’e meglio con un lembo di felpa, infili una cuffia, cerchi un po’ tra le tracce alla ricerca di un bel brano rilassante. Ahh, ecco qui. “Riders on the storm” è senza dubbio perfetta: scrosci di pioggia (manco a farlo apposta!), strumentale garbato, la voce morbida e avvolgente del mitico Jim Morrison… sorridi rilassato, già trascinato dalla musica. Grazie mille, Jim. Stammi bene da ovunque tu sia. Metti il lettore nel tascone frontale e ti infili nel bar a fianco, che dopo una corsa del genere ci vuole proprio un bel caffè con cornetto, così ti riprendi un po’ e magari nel frattempo spiove pure … Fai perciò con tutta calma. Ordini, paghi, ti infili l’altra cuffia, alzi il volume, ti siedi, spalle all’entrata, visuale sul cuore della Galleria, comodo comodo, gomito sul tavolino, gambe larghe, praticamente stravaccato quasi stessi sulla poltrona di casa. Rilassato. Ti godi lentamente ogni goccia di caffè, ogni briciola di cornetto, senza fretta; un piede batte il tempo mentre il tuo sguardo vaga, assente, perché sei ormai in viaggio con la tua dea, la musica, ispirazione e compagna e rifugio, la tua droga esclusiva ed insostituibile. Assieme alla matita, ovviamente. Peccato che da un mese a questa parte sei così dannatamente improduttivo…le bozze scalpitano per un minimo di attenzione, ma proprio non ti riesce un accidente. E la cosa più frustrante, tra l’altro, è il fatto che trabocchi di idee come non mai, ma non riesci a realizzarle, è come se il contatto carta-matita le frantumasse: all’improvviso i tratti diventano goffi e non sai più nemmeno cosa volevi esattamente disegnare, perdi l’estasi creativa e buonanotte, ti restano solo l’amaro in bocca e l’ennesimo foglio accartocciato nel cestino. Ultimo sorso di caffè, posi la tazzina con un gran sospiro. Bah, non è il caso di fissarsi tropo, ora, ti innervosisci e basta così, lo conosci bene il blocco dell’artista ormai, devi solo insistere e pregare che passi. Spegni il lettore e arrotoli con cura le cuffie prima di sistemarlo nel tascone della felpa. Ti alzi e guardi fuori: la pioggia ti saluta, beffarda, e più intensa di prima. Arriva pure un tuono da chissà dove, così, tanto per ribadire il concetto del “Piove a catinelle, povero fesso, e te non c’hai manco un ombrello!” Evviva…. E ora, a piazza dei Martiri, devi arrivarci a piedi così, col solo riparo del cappuccio? Sbuffi in maniera alquanto equina. Però di tornare indietro non se ne parla nemmeno, sei venuto a Napoli per andare alla Feltrinelli e ci andrai, anche a costo di inzupparti dalla testa ai piedi... Nemmeno completi il pensiero che senti un altro tuono, degno del Giudizio Universale. Dai un’altra occhiata fuori… ‘Sta pioggia non scherza mica, ciccio. E poi -cacchio, come diamine puoi scordartelo!- c’hai il lettore di dischi mp3 addosso!! Te ti potresti pure inzuppare, ma il tuo adorato, indispensabile, unico (eh sì, perché la grana per un altro mica c’è) Philips Expander… Rabbrividisci alla sola idea. E poi, anche se ti fermassi in ogni negozio o sotto ogni portico per la via, ti inzupperesti comunque… e sai che figuraccia entrare alla Feltrinelli bagnato fradicio!E poi, in ogni caso, non è che ti garbi così tanto l’idea di rischiare -anzi, assicurarti- una bronchite… Riassumendo: la tua determinazione si è totalmente disintegrata all’impatto col granitico muro della realtà nel giro di due secondi scarsi. E continui a guardare la pioggia, fermo tipo palo della luce nel bel mezzo dell’ingresso della Galleria. Da grande coglione che sei. Perché sei troppo impegnato a maledire per la milionesima volta la tua grandissima, incorreggibile, catastrofica testa di cazzo. E ora che faccio? Torno alla stazione? E come? Vado alla Feltrinelli? E come? Aspetto che spiove? E se non spiove? Porcamiseriachecazzofaccio?!? Ma…un attimo…forse… SÍ!! Che stupido a non averci pensato prima! Ti fiondi verso l’altro ingresso della galleria, versante san Carlo, le dita mentalmente incrociate. Scendi la scalinata in un balzo, scatti sulla sinistra nel titanico porticato. Guardi fuori: c’è la strada, animata d’un tramestio di motori e ombrelli e impermeabili e anche un paio di poveri sfigati senza ombrello come te in corsa verso il più vicino riparo(ah, non sono solo a questo mondo!!). Oltre, troneggia zio Carlone. Imponente. Colossale. Un pachiderma architettonico. Roba da farti sentire una formica nana…o quasi. Un gran teatro, anzi, IL teatro. Unico e inimitabile. Anche imbacuccato, la sua porca figura la fa sempre. Ehilà, come butta vecchio gigante? Ma non ti sei ancora scocciato di queste impalcature? Eh sì, gli manca solo la parola, al vecchio Carlone… Intanto sei arrivato alla fine del porticato, ti fermi. Guardi verso piazza Trieste e Trento, allunghi il collo, ti sposti qua e là, uffa c’è troppo casino, non ci vedo!! Aguzzi la vista e speri ,preghi, supplichi che ci sia…Eccolo! Quello piccolo! Il C22! Che è, cercavi di nasconderti, nè?! Comunque, un po’ di fortuna,finalmente! Certo, sarà certamente strapieno e il tragitto sarà più lungo…. ma almeno asciutto… Eh? EEEEH?! OMMERDASTAPARTENDO! Parti a razzo,salti i gradoni a rotta di collo, una mano tiene il lettore, con l’altra ti sbracci come un dannato mentre il pullman fa manovra. “EHI!!! EHI!!! ASPETTATEEEEE!!!” Corri così veloce che bisognerebbe farti l’antidoping, attraversi in diagonale, per poco una pandarella sgangherata non ti mette sotto, ci sei quasi ma l’autista non ti ha visto (o fa finta, lo stronzo!) e tira dritto, lasciandoti come un baccalà a spugnare nell’acqua piovana. |
Perchè non bastano MAI
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